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Olga e Oscar, l’occasione nella microfinanza

In collaborazione con Corrado Fontana, giornalista di Valori.it

Le storie di Olga Mollo Mamani e Oscar Reynaldo Alejo Chambi ci giungono dalle propaggini della capitale boliviana La Paz e dall’esperienza dell’istituto locale di microfinanza Sembrar Sartawi, che da anni opera e cresce nel Paese sudamericano, anche grazie al rapporto di collaborazione con l’italiana Cresud, partecipata a maggioranza da Banca Etica. Due storie che meritano di essere raccontate perché paradigmatiche di una capacità di incidere positivamente che gli strumenti di finanza alternativa come il microcredito dimostrano, specialmente in contesti di estrema povertà diffusa.

Senza poter accedere a un primo microprestito da duemila boliviani (circa 246 euro) ottenuto con la formula della Banca Comunal, cioè richiesto da un gruppo di persone, Olga sarebbe infatti uscita difficilmente da una situazione di miseria come quella in cui versava nel 2011, quando era rimasta unico genitore di 11 figli, disoccupata e priva dei mezzi per acquistare cibo e vestiti, costretta ad affidarsi all’aiuto del vicinato. Con quella cifra cominciò inizialmente un’attività di vendita di bibite al Mercado la Pampa ma, poiché il guadagno era irrisorio e la concorrenza spietata, Olga ha scommesso su un business diverso. Con altri quattromila boliviani ottenuti ha acquistato un primo carretto per la vendita di salchipapas (uno street food tipico locale a base di wurstel e patatine) e gli affari hanno iniziato a girare un po’ meglio. Certo Olga fatica ancora a conquistare un reddito adeguato a tutti i bisogni che la sua complessa situazione richiederebbe, tuttavia ora – di microprestito in microprestito – è in grado di garantire il sostentamento di base per la famiglia numerosa, e lavora stabilmente coi propri figli grazie a una pattuglia di ben sei carretti “salchipaperos”.

E se quella di Olga è una storia di povertà che, fortunatamente, nel contesto italiano potremmo non incontrare mai, la parabola di Oscar non è invece così distante da quanto accade in alcune zone d’Italia. Dopo cinque anni di apprendistato svolti da giovane in bottega, Oscar si è specializzato come fabbro e ha aperto una propria officina meccanica dove realizza serramenti e lavorazioni in metallo, un taller de cerrajerias. Un traguardo reso possibile investendo i suoi risparmi e lavorando all’interno della proprietà dei suoi genitori con un assistente. Affiancata da un servizio di ristorazione (pension) gestito in casa solo dalla moglie, l’officina ha preso piede al punto che «Dopo un anno di espansione del business, nel 2014, ho deciso di fare domanda per un prestito – spiega Oscar –. Mia madre mi ha indirizzato agli uffici di Sembrar Sartawi e loro hanno concesso un finanziamento che ho dedicato interamente all’acquisto di nuovi macchinari. Negli anni successivi ho lavorato bene e per ordini sempre più importanti». Una parabola di crescita che ha spinto Oscar a inserire due nuovi lavoranti e a chiedere un nuovo prestito per acquistare parte della proprietà di famiglia ed espandere ulteriormente il laboratorio. Con un ultimo mutuo è stato perciò costruito sul suo terreno «un ambiente molto più ampio e comodo sia per me che per i miei aiutanti», mentre la “pensione” ha richiesto il coinvolgimento della madre con altre due persone. Oggi Oscar è giunto al suo quarto prestito per un totale di 305mila boliviani (cioè poco più di 37mila euro) e il lavoro, a quanto pare, non gli manca.

Un esito non scontato e, soprattutto, migliorativo della condizione iniziale che vale per Oscar come pure, in modo differente, per Olga. E augurandosi che né l’uno né l’altro subiscano impatti negativi dalla pandemia da coronavirus, la prima di queste storie appare come traduzione in concreto di quanto Sembrar Sartawi afferma nella sua relazione 2019, ovvero di voler privilegiare «la Banca Comunal con finanziamenti molto piccoli, a dimostrazione della nostra vocazione a servire la base della piramide».