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Mugello a Porte Aperte

Mugello a Porte Aperte

In collaborazione con Corrado Fontana, giornalista di Valori.it

A Borgo San Lorenzo, nel paesaggio meraviglioso della provincia fiorentina, c’è chi da trent’anni è al centro dell’offerta di accoglienza e dei bisogni della marginalità, in profondo radicamento con le comunità del territorio e le istituzioni locali. È l’Associazione Progetto Accoglienza, che dimostra quotidianamente questo impegno tramite i servizi e le iniziative messe in campo, nonché coi numeri degli interventi accumulati nel tempo. Il presidente e fondatore, Luigi Andreini, ci racconta infatti la storia di una realtà «nata nel 1992 per dare risposte ai primi flussi di migranti, che allora si contavano sulle dita di una mano», e che oggi conta una trentina di dipendenti e decine di volontari. «Abbiamo sempre fatto parte dell’accoglienza governativa, che ha avuto i suoi alti e bassi. Anche se speriamo che i bassi siano stati superati con l’approvazione della nuova normativa, che si chiamerà Sistema di accoglienza e integrazione e non più “decreto sicurezza”».

Andreini, che svolge un ruolo di vertice ma, come si capisce, incarna anche un pensiero che anima il lavoro dell’organizzazione, sottolinea con orgoglio che Progetto Accoglienza ha ospitato negli anni circa 500 persone di oltre 40 nazionalità differenti, allargando man mano la propria disponibilità di strutture fino a disporne non solo sul territorio di Borgo San Lorenzo ma anche in altre località del Mugello, come ad esempio nel Villaggio La Brocchi, a Barberino, Vicchio e Scarperia. Attualmente, nell’ambito di una associazione temporanea di imprese che include diversi partner, «accogliamo 59 persone – spiega il presidente –: nuclei familiari oppure donne con bambini. Mentre abbiamo preferito rinunciare all’accoglienza dei Cas perché i nuovi bandi delle prefetture non consentivano un percorso d’integrazione, rivelandosi come dei contenitori che negavano alle persone l’accesso ad alcuni servizi fondamentali».

Durante la pandemia di Covid19 l’organizzazione non ha sostanzialmente interrotto i servizi e si è affidata agli operatori – in primis etnopsichiatri specializzati – per accompagnare gli ospiti a superare, anche dal punto di vista psicologico, questa ennesima difficoltà. Così facendo l’associazione si è confermata punto di riferimento territoriale per l’accoglienza dei migranti, ma non solo, poiché tra sportello legale, centro di ascolto, agenzia casa… da sempre, e oggi più che mai, si dedica anche a bisogni sociali diversi. Per non dire del lavoro sull’interculturalità svolto in collaborazione con le scuole, dei laboratori per bambini o degli appuntamenti fissi – coronavirus permettendo – come il Cinema sotto le stelle.

Progetto Accoglienza è insomma una galassia di servizi. E dai suoi albori ha avviato un cammino con Banca Etica, cominciato dalle relazioni personali costruite nelle marce per la pace Perugia-Assisi, ragionando sui temi della globalizzazione. «Si è deciso di lavorare insieme – conclude Andreini – per la condivisione di alte finalità. Poi, considerati i ritardi storici dei trasferimenti di denaro dal governo centrale agli enti locali e alle realtà territoriali come la nostra per i servizi resi, Banca Etica si è mostrata uno dei pochi istituti disponibili ad assumersi l’onere di questi anticipi. Ciò perché, notoriamente e a differenza di altri, crede nei progetti e non si fida solo delle firme dei diretti responsabili»

La collaborazione, tra affinità ideale e funzionale, prosegue con affidamenti via via più importanti, in corrispondenza dell’aumento dei progetti che l’associazione si è trovata a gestire. E però, quando contattiamo Matilde Strippini della Filiale di Firenze che segue questo rapporto per Banca Etica, non sono tanto le cifre del sostegno fornito ad emergere quanto invece la consapevolezza del valore collettivo che l’opera svolta a Borgo San Lorenzo porta con sé: «Si tratta di uno dei primi centri di accoglienza in Toscana, accoglienza quella vera, di inserimento, di cura, di avvio al lavoro e all’emancipazione, quella che oltre a darti un’altra possibilità abitativa e di occupazione nella vita parte prima di tutto dal curarti il cuore dalla sofferenza».