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I SUGGERIMENTI DELLA FINANZA ETICA ALLA UE PER FINANZIARE UN’ECONOMIA REALMENTE SOSTENIBILE E INCLUSIVA

A partire dal 2018, con il suo Action Plan on Sustainable Finance, la Commissione Europea ha avviato un percorso per mobilitare la finanza pubblica e privata a sostegno della transizione a un modello economico e produttivo eco-compatibile.
Poche settimane fa è entrata in vigore la Tassonomia delle attività green, che definisce gli ambiti operativi sui quali orientare gli investimenti verdi.
La costruzione del nuovo inquadramento della finanza sostenibile (rafforzato già a inizio 2020 con l’annuncio dell’European Green Deal e del relativo piano di investimenti), ha dovuto fare i conti con  l’esplosione di Covid 19, imponendo una nuova riflessione sul ruolo della sostenibilità nel guidare l’auspicata ripresa economica.
La Commissione ha così colto l’occasione per elaborare una nuova Strategia di Finanza Sostenibile con la quale, come spiegato nel documento di base, ci si propone di rispondere al bisogno di rafforzare l’impegno per la sostenibilità e la resilienza delle comunità, anche allo scopo di renderle meno vulnerabili a emergenze sanitarie simili a quella di questi mesi.

Un sistema economico finalmente eco-compatibile richiede ingenti investimenti (circa 260 miliardi di euro all’anno solo per raggiungere gli obiettivi su clima ed energia al 2030), da dedicare soprattutto alla transizione delle PMI e alla valorizzazione dei lavoratori, garantendo così un cambio di paradigma che possa realizzarsi su tutto il tessuto economico salvaguardando i principi di equità ed inclusione.

Per fare questo, la Commissione si propone di agire anzitutto su tre direttrici:

  • promozione degli investimenti sostenibili, portando gli attori finanziari e non finanziari ad abbandonare logiche di breve periodo e a concentrarsi sulla sfida della sostenibilità a lungo termine
  • rafforzamento delle occasioni per generare impatti positivi da parte di cittadini, aziende, istituzioni finanziarie
  • favorire la piena integrazione e gestione dei rischi ambientali e climatici da parte del sistema finanziario, assicurando al contempo la gestione dei rischi sociali laddove rilevanti

La consultazione pubblica

La Commissione ha deciso di definire la nuova Strategia raccogliendo proposte da tutti i soggetti interessati, attraverso una Consultazione pubblica rivolta a cittadini, istituzioni, rappresentanze del privato profit e nonprofit, del mondo della finanza e di quello della ricerca.
Alle parti interessate sono stati proposti specifici quesiti: da quelli tesi a indagare come la finanza e l’economia possano divenire maggiormente sostenibili (quesiti rivolti a tutti i soggetti interessati, inclusi i cittadini), a quelli relativi ai temi più tecnici (rivolti a operatori del mercato e soggetti con competenze specifiche), tesi a comprendere come rafforzare i fattori portanti della finanza sostenibile: dagli standard, alla rendicontazione;  dagli strumenti finanziari (green bond, cartolarizzazioni), alle modalità di ingaggio degli investitori e del mercato dei capitali, al tema dell’impatto, fino alla gestione dei rischi finanziari.
Alla consultazione, aperta dall’8 aprile al 15 luglio scorso, hanno partecipato oltre 600 soggetti.


Il contributo della finanza etica

La finanza etica ha voluto comunque portare la propria voce nella consultazione, attraverso il contributo inviato da FEBEA (la Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative) la quale, anche con la collaborazione con il Gruppo Banca Etica, ha risposto al questionario suggerendo diverse misure per la nuova Strategia.
Alcune proposte hanno segnalato l’importanza di rafforzare standard e strumenti di rendicontazione di sostenibilità uniformi, favorendo l’applicazione delle regole comuni, da modulare tenendo però conto delle diverse dimensioni dei player finanziari e industriali; l’importanza di prevedere incentivi anche fiscali per la transizione verde dei processi operativi e delle competenze professionali; il coinvolgimento delle ONG nel monitoraggio dell’attuazione del Piano per la finanza sostenibile; il rafforzamento dell’educazione finanziaria e della formazione anche professionale sulla finanza sostenibile; la previsione di misure più eque di remunerazione nelle banche, traendo esempio dall’esperienza delle banche etiche.

Il contributo di FEBEA ha soprattutto sottolineato l’esigenza di mettere al centro della finanza sostenibile il tema della finanza sociale.
Per questo motivo sono state presentate proposte incentrate su:

  • promozione di una dimensione sociale della Tassonomia UE (oggi attenta unicamente al rispetto delle norme sulla tutela dei diritti umani e dei diritti dei lavoratori)
  • promozione di strumenti e misure per il credito: dall’incremento dei fondi di garanzia dedicati, alla riduzione dei requisiti di assorbimento patrimoniale sugli affidamenti
  • promozione di standard ed etichette dedicate a conti corrente e finanziamenti sociali

Nei prossimi mesi sarà possibile valutare gli esiti di questo percorso, molto importante anche alla luce del dibattito sull’attuazione, nei vari Stati membri, del Recovery Fund.

Un percorso tra luci e ombre…

Il movimento della finanza etica europea naturalmente sta seguendo con attenzione i lavori della Commissione. L’iniziale entusiasmo per il fatto che la UE abbia finalmente riconosciuto il ruolo della finanza sostenibile nella costruzione di un sistema economico più equo ed efficace, ha lasciato il posto a qualche delusione nelle fasi successive, quando abbiamo capito che la Commissione sembra intenzionata a considerare quasi esclusivamente i fattori ambientali e non quelli sociali (come ad esempio la promozione dei lavoratori, il contrasto ai paradisi fiscali, il benessere e l’inclusione delle comunità, etc) nel definire gli investimenti sostenibili.
O come quando la Commissione ha nominato come advisor per l’attuazione dell’Action Plan, il colosso di Wall Street Blackrock che – nonostante l’annunciata intenzione di convertirsi alla finanza responsabile – continua ad essere fortemente controverso per il ruolo che esercita nel finanziare massicciamente petrolieri e altri magnati delle fonti fossili, ma anche imprese con gravi responsabilità sul piano della violazione dei diritti civili negli USA e non solo, come denunciato dalla campagna  “Stop the Money Pipeline”